Se stai cercando un naturopata in Italia, la prima cosa che devi sapere è questa: chiunque può definirsi tale.

Non esistono un albo, un ordine professionale, uno standard minimo di formazione.

Quando ho deciso di diventare naturopata, questa cosa non riuscivo ad accettarla. Non per orgoglio, ma per responsabilità: le persone mi avrebbero portato tematiche legate al loro benessere, e quella fiducia meritava una formazione seria, verificabile, fondata su basi scientifiche solide.

Così, dopo dieci anni di lavoro nella comunicazione — e dopo che il mio corpo era andato in crisi e io con lui — ho comprato un biglietto solo andata per Sydney.


La naturopatia in Italia: una professione senza regole

In Italia la naturopatia non fa parte del comparto sanitario e non è specificamente normata. Questo significa che non esiste un percorso di formazione ufficiale, non esiste un ordine professionale a cui iscriversi, non esiste un codice deontologico vincolante.

Il risultato pratico è un mercato frammentato, dove convivono professionisti seri con anni di studio alle spalle e operatori improvvisati con attestati di dubbia validità. Per chi cerca supporto per il proprio benessere, orientarsi è difficile — e affidarsi alla persona sbagliata può significare tempo e denaro sprecati, nel migliore dei casi.


Perché sono andata in Australia — e cosa ho trovato

In Australia, UK, Canada e in tutto il Commonwealth la naturopatia è una professione sanitaria regolamentata. Esiste un sistema di accreditamento che definisce cosa deve sapere un naturopata, quante ore cliniche deve completare, su quali basi scientifiche deve fondarsi la sua pratica.

Ho conseguito il mio titolo all’ACNT — Australasian College of Natural Therapies di Sydney, uno degli istituti più riconosciuti in quest’area. Il programma porta all’Advanced Diploma in Naturopathy, equivalente alla nostra laurea triennale, riconosciuto in tutto il Commonwealth.

Anni dopo, nel 2023, ho aggiunto una laurea in scienze della nutrizione umana — non perché cambiasse il mio modo di lavorare, ma perché volevo un riconoscimento valido anche nel sistema italiano. Il mio lavoro però rimane naturopatico e olistico. Non faccio la nutrizionista nel senso tradizionale del termine, e la differenza è sostanziale.


Naturopatia evidence-based: cosa significa davvero

La parola “evidence-based” viene usata spesso, anche in modo superficiale. Vale la pena spiegare cosa significa concretamente nel contesto della naturopatia.

Significa che ogni protocollo, ogni consiglio alimentare, ogni pianta medicinale consigliata deve avere alle spalle una letteratura scientifica. Non intuizione, non tendenze del momento — studi clinici peer-reviewed, dati su dosaggi, interazioni, controindicazioni.

Nel percorso formativo australiano si studia biochimica, fisiologia, patologia e farmacologia delle piante. Si impara a leggere gli studi scientifici, a distinguere un’evidenza solida da un’aneddotica, a capire quando un approccio naturale è appropriato e quando invece è necessario indirizzare verso un medico. Questo ultimo punto — il confine deontologico — era addirittura materia d’esame.

In Italia, senza un framework regolamentato, questo rigore metodologico dipende interamente dalla coscienza del singolo professionista. Può esserci, ma non è garantito.


Le aree su cui lavoro ogni giorno

La mia formazione è solida in particolare su due fronti, che sono anche i pilastri del mio lavoro con le clienti.

Nutrizione consapevole. Non intesa come dieta o conteggio calorico, ma come comprensione profonda di come il cibo interagisce con il metabolismo, con gli ormoni, con il sistema nervoso. Come la glicemia del mattino influenza il cortisolo per le ore successive. Come l’intestino comunica con il cervello attraverso l’asse intestino-cervello. Come certi alimenti supportano o ostacolano l’equilibrio ormonale femminile.

Herbal medicine — fitoterapia con approccio farmacologico. Lo studio delle piante medicinali non come rimedio folkloristico, ma come sostanze con principi attivi specifici, meccanismi d’azione documentati, dosaggi efficaci e profili di sicurezza da rispettare. Quando consiglio una pianta, so dirti perché, come agisce, con cosa non si combina e per quanto tempo è appropriato usarla.

Sono anche esplicitamente contraria agli integratori presi di default — quelli consigliati perché “fanno bene” o perché li promuove l’ultimo trend social. Hanno un’azione specifica che va rispettata, non cavalcata.

A queste aree si aggiunge la parte legata allo stress emotivo, su cui mi sono formata come Counselor (ma questa è un’altra storia, per un altro articolo!)


La differenza tra naturopatia e medicina: un confine da rispettare

Un tema su cui voglio essere chiara, perché genera molta confusione.

La naturopatia non è alternativa alla medicina. È complementare — e per esserlo davvero deve conoscere i propri limiti prima ancora delle proprie possibilità. Un professionista serio sa quando può essere utile e quando deve dire “questo non è il mio ambito, vai dal medico”.

Questo confine non è solo etico — è la condizione perché la collaborazione tra approccio naturopatico e medicina convenzionale funzioni davvero. E funziona, quando entrambe le parti parlano la stessa lingua: quella della fisiologia, della biochimica, dell’evidenza clinica.


Cosa significa tutto questo per chi cerca supporto per il proprio benessere

Se stai valutando di lavorare con un naturopata in Italia, alcune domande utili da fare:

Dove si è formato? Il titolo è riconosciuto? Sa distinguere i propri limiti da quelli della medicina? Quando parla di piante medicinali o integratori, sa citare le fonti? Che promesse ti fa?

Non si tratta di sfiducia — si tratta di tutela. Il benessere è un ambito serio, e merita professionisti che lo trattino come tale.

Io ho fatto le valigie per Sydney proprio per questo. E continuo a studiare ogni anno, perché la ricerca avanza e un approccio evidence-based significa anche aggiornamento continuo.