Ecco perché etichettarlo non ci aiuta, anzi.

Avatar di Alessandra Porro

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Quante volte ti sei detto “oggi ho sgarrato” o hai definito un alimento come “una schifezza” solo perché non rientrava in una dieta perfetta?
Questa abitudine non nasce da te, ma da un sistema molto più grande: la diet culture, una cultura che ci insegna a vedere il cibo in bianco e nero, come “giusto” o “sbagliato”, “fit” o “junk”.

Per non parlare di quello che ho definito “protein wash” cioè questa tendenza del marketing ad etichettare tutti quei prodotti che contengono proteine o a cui vengono aggiunte artificialmente. Come se le proteine fossero il rimedio ad ogni male. Nel frattempo tutta questa esposizione ha un effetto sulla nostra psiche e sulle etichette mentali che diamo agli alimenti.

Il problema è che questo modo di pensare non ci aiuta a stare meglio, né a seguire davvero un’alimentazione equilibrata.
Anzi: più vietiamo un alimento, più cresce il desiderio di averlo. Questo è un meccanismo ben noto: la restrizione crea fame mentale, aumenta l’ossessione e spesso porta a episodi di perdita di controllo… seguiti dal senso di colpa. Allo stesso modo più ci imponiamo altri alimenti più li rifiuteremo.

Il paradosso? Questa dinamica rende ancora più difficile perdere peso e migliorare il nostro rapporto con il cibo.

Allora, cosa possiamo fare?

Ecco 3 piccoli passi pratici per iniziare a uscire da questo schema, il terzo è il consiglio che fa davvero la differenza:

  1. Smetti di etichettare il cibo.
    Prova a sostituire pensieri come “questo è uno sgarro” con “sto mangiando questo perché ho voglia / bisogno / piacere”. Il linguaggio crea realtà.
  2. Concediti libertà, senza compensare.
    Se ti concedi un alimento che ami, fallo senza pensare che “poi domani digiuno” o “mi tocca correre due ore”. Questo tipo di compensazione alimenta il circolo colpa-controllo-perdita di controllo.
  3. Osserva cosa ti fa sentire davvero bene.
    Dopo aver mangiato qualcosa che ti piace, fermati a chiederti: “Come mi sento ora?” A volte scopriamo che possiamo godere di un cibo anche senza esagerare, quando lo facciamo senza giudizio.

Ricorda: nutrirsi non è un atto morale. Non esistono “persone buone” perché mangiano insalata e “cattive” perché mangiano la pizza. Esistono corpi, emozioni, bisogni. E meriti di ascoltarli senza paura.

Se questo ti risuona…
Se ti sei riconosciuto/a in quello che hai letto ma non sai da dove iniziare, puoi prenotare una call gratuita per capire insieme da dove partire.

E se invece hai già deciso che è il momento di cambiare, questo è il percorso che fa per te!

Ti auguro una buona giornata ed una settimana priva di etichette 🙂